L’aumento dell’inflazione continua a stringere l’area metropolitana di Bologna. Il report della Commissione Prezzi, l’organo che si occupa del monitoraggio dell’andamento dei prezzi al consumo, ci racconta la medesima situazione di continuo disagio, anche per il mese di luglio 2022. Precisamente, si è registrata una variazione mensile del +0,3%, mentre l’aumento tendenziale, rispetto a luglio 2021, si assesta al +8,6%, per quanto riguarda il valore complessivo dei beni.

Inoltre, grazie all’ultimo rapporto ISTAT, è stato possibile stilare una classifica delle città italiane ad aver subito maggiormente il caro vita. Sul podio troviamo Bolzano, Trento e Milano, ma subito sotto appare il capoluogo emiliano. Bologna, con il già citato +8,6%, determina un incremento di spesa annuo per le famiglie di 2145 euro. Il che va inevitabilmente a ripercuotersi soprattutto sui ceti medio-bassi, poiché sono i beni di prima necessità a subire i rincari maggiori. Specificatamente, la tipologia “acquistati con maggior frequenza” segna un +8,7%, mentre quelli con frequenza media addirittura +10,5%. Si tratta quindi di generi alimentari, spese per l’affitto, servizi di ristorazione, beni per la casa ecc.

Per di più, dal momento che la delicata situazione consumeristica è diretta conseguenza, tra le varie cause, dell’invasione subita dall’Ucraina, l’UNCTAD ha stilato un rapporto per indagarne le conseguenze, intitolato “Global impact of the war in Ukraine: Billions of people face the greatest cost-of-living in a generation. The United Nations Conference on Trade and Development ha sottolineato che «un aumento del 10% dei prezzi dei generi alimentari provocherà una diminuzione del 5% dei redditi delle famiglie più povere, equivalente più o meno all’importo che quelle famiglie normalmente spenderebbero per l’assistenza sanitaria». Inoltre, «dato che i consumatori cercano di ridurre le proprie spese, pagheranno un prezzo elevato se acquistano prodotti più economici ma non sicuri». Il rischio sembrerebbe essere connesso a paesi più fragili. Al contrario, sempre secondo un rapporto UNCTAD, negli Usa ci sono 43.000 morti e 40 milioni di ammalati all’anno legati ai prodotti di consumo, con costi annuali di oltre 3.000 dollari pro capite.

Per quanto riguarda i beni energetici, si registra per la prima volta, dopo mesi, un decremento congiunturale del -1,3%. Nonostante, tuttavia, il prezzo del gas abbia raggiunto il record di 262 euro a megawattora, mentre un anno fa si assestava addirittura a meno di 30 euro. Al contempo, un colosso come la Saudita Aramco arriva ad un utile di +49 miliardi. I sindacati, intransigenti verso le misure strutturali da mettere in campo, invocano la tassazione degli extraprofitti, da reinvestire per dare respiro ai milioni di cittadini in difficoltà. Se l’inflazione continua la sua corsa inarrestabile, bisogna fornire alle persone i mezzi necessari per poterla combattere.

M.M.

“Realizzato nell’ambito del programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. D.M. 10/08/2020”.

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